Dillo con un libro! – I libri con le “figure”: storia di un amore contrastato

capprosso4Vi è mai capitato di soffermarvi a riflettere sulle immagini che guardano o facciamo vedere ai nostri bambini? Ragioniamo abbastanza, noi adulti, su quanto importante potrebbe essere per la loro educazione l’esposizione costante, oltre che a delle belle parole, anche a delle belle immagini?

La questione è molto ampia, ma una prima risposta ce la potremmo dare osservandoci quando scegliamo per loro un libro. Cosa facciamo di solito? Alcuni di noi scelgono quello che già conoscono, spesso frutto di reminiscenze della propria infanzia: in tanti propongono ai loro bambini libri della Disney o con le immagini dei cartoni animati già noti. Altri pensano che le immagini debbano essere semplici, facili: non osiamo mai troppo perché, pensiamo, “non capirebbero”. Altri ancora sono convinti che è meglio che, ascoltando una storia, i nostri bambini di immagini non ne debbano proprio vedere: “Li aiuterà a sviluppare la fantasia!”. Vi siete riconosciuti?

Eppure le immagini sono importanti come le parole: se non dobbiamo semplificare le parole che troviamo nei libri (lo dicono le neuroscienze), se non dobbiamo avere paura di usarne sempre di nuove (anzi!), così non dobbiamo temere che le immagini imbriglino la creatività dei nostri piccoli. ANZI! Anche queste, proprio come le parole, dovrebbero essere tante e possibilmente di qualità!

Da quando eravamo piccini noi ad oggi, di tempo ne è passato e l’editoria per bambini ha fatto passi da giganti, oltre ad aver pubblicato e ripubblicato migliaia e migliaia di libri (belli e brutti);

non esistono solo le produzioni di Walt Disney o quelle legate ai cartoni animati: pensiamo anzi che il più delle volte queste sono delle mere operazioni commerciali che poco badano alla qualità dell’immagine (e poi produrre un cartone animato, anche stupendo, non è la stessa cosa che realizzare un libro); la semplicità è un valore che non va confuso con la banalità e spesso i nostri bambini non si turbano per delle immagini che noi adulti riteniamo troppo complicate; la biblio-diversità, ovvero la diversificazione dell’offerta culturale (in particolare della produzione editoriale) non è importante solo per gli adulti, ma va garantita a tutti, anche ai piccolissimi.

Detto ciò, vi propongo un esperimento: andate in biblioteca e chiedete la storia di Cappuccetto Rosso.

La richiesta potrebbe sembrare banale ad alcuni, ma probabilmente il bibliotecario che dovrà fare per voi la ricerca, o vi farà qualche domanda per restringerla e definire meglio cosa desiderate, ci metterà del tempo a darvi una risposta completa ed esauriente, perché prima dovrà riportare tutte le varie collocazioni dei volumi che troverà facendo la ricerca nel catalogo, poi dovrà cercare copia per copia sugli scaffali tutte le Cappuccetto Rosso che sono conservate in biblioteca.

Se – come spero – avrà la pazienza di portarvi l’intero frutto della sua ricerca, vi troverete di fronte a un vero e proprio tesoro: tante Cappuccetto Rosso, tutte uguali ma tutte diverse!

Solo nel catalogo provinciale di Pesaro Urbino ne troveremmo 125 di libri con le parole “Cappuccetto” e “rosso” nel titolo (provate anche voi usando questo link http://opac.uniurb.it/SebinaOpac/Opac.do?sysb=kids#0). E se volessimo addentrarci in una ricerca più raffinata? Potremmo anche cercare tutte le riscritture che hanno cambiato anche il titolo o hanno usato la storia che ben conosciamo in un altro contesto (pensiamo ad esempio a “A sbagliar le storie” di Gianni Rodari) o le parodie: a questo punto i risultati sarebbero ancora più numerosi…..

capprosso2Ma che differenza ci potrà mai essere? Cappuccetto Rosso è sempre Cappuccetto Rosso! Ve ne faccio notare qualcuna giustapponendo solo quattro delle centinaia di Cappuccetto illustrate che ci sono (esistono studi veri e propri su questo argomento): quella di Kveta Pakovska, di Eric Battut, di Lisbeth Zwerger e di Elena Temporin.

capprosso1Solo a guardare le copertine sembrerebbe di avere a che fare con storie molto diverse tra loro, vero? Ed infatti è proprio così! La trama in effetti è quella che conosciamo (attenzione però alle varie versioni che già la tradizione ci regala con finali molto differenti!), ma come viene raccontata la storia? Il medium è l’albo illustrato, testi e immagini che si fondono in una narrazione unica. Sulla lingua non ci soffermeremo qui (ci sarebbe tanto da dire), ma guardiamo le immagini: si passa dalla dolce perfezione degli acquarelli della Zwerger, alla forza simbolica delle immagini della Pacovska, dalla pastosa profondità dcapprosso3elle immagini di Battut alla giocosa bambina creata dalla Temporin. Quattro grandi illustratori, quattro tecniche pittoriche e narrative differenti, quattro visioni a confronto. Un limite o una ricchezza?

capprosso4Tante immagini come queste ci aiutano a sviluppare un gusto estetico, a creare un apparato iconografico “indipendente” fatto di forme, di colori, di tecniche pittoriche e narrative. Saranno per i nostri bambini gli antidoti contro gli stereotipi e le banalità che ci circondano per la ricchezza e la profondità con cui ci mostrano che può essere raccontata la realtà.

“Dillo con un libro” è una rubrica a cura della Memo – Mediateca Montanari in collaborazione con l’ufficio del Coordinamento Psico-pedagogico dei Servizi Educativi del Comune di Fano

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