Il pensiero progettuale nel gioco libero

Progettazione di ruspe e piccoli altri mezzi

  • Mettersi, se necessario, in cooperazione
  • Costruire l’idea
  • Individuare lo spazio
  • Scegliere il materiale
  • Realizzare l’idea.
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Realizzazione dei mezzi con materiale di recupero

Questi sono i passaggi fondamentali del percorso progettuale che, chiunque voglia realizzare un lavoro con un certo livello di competenza, deve attraversare. Nelle scuole chiediamo ad educatori ed insegnanti di dedicare una media di quattro ore settimanali all’individuazione, in sede di collettivo, dei progressi progettuali e dei passi programmatici per realizzarla, verificando il buon andamento o meno di quanto sia stato già svolto e individuando rilanci e aggiustamenti possibili.

Siamo quindi abilissimi nel richiedere ai professionisti coerenza di pensiero, condivisione di idee, intenti progettuali comuni dettati da aggiustamenti individuali a favore del gruppo.. ma siamo altrettanto avvezzi a sottovalutare il lavoro dei bambini quando, osservando bene, è palese che si muovono su questi stessi piani, la maggior parte delle volte con una abilità ed una capacità di gestione delle tensioni incredibili.

“Giochiamo a pigna bowling”

Osservando i bambini nel loro approcciarsi ai materiali e all’ambiente di gioco, compito primario di un educatore/insegnante, si individua facilmente un’intenzionalità. Se si sottovaluta il valore del lavoro spontaneo dei bambini si rischia di:

  • interromperli, rompendo così il flusso logico di pensiero che muoveva la loro intenzionalità verso un obiettivo;
  • non concedere loro il tempo necessario alla realizzazione delle idee scoraggiando in senso generale la motivazione all’azione autonoma.

Se il tempo e le modalità di gioco dipendono in toto dall’adulto e mai dall’azione spontanea e/ma progettuale dei bambini, allora questi ultimi avranno la percezione di dipendenza e di inadeguatezza/incapacità a far da soli.

Entrati in quest’ottica, credendo al lavoro autonomo del bambino e al suo impegno cognitivo che chiama in causa diverse e tante competenze, gli educatori si dispongono naturalmente a riorganizzare tempi e spazi

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Abbiamo costruito una barca!

della giornata al fine di favorire un’autonomia di espressione.

In questa posizione l’educatore ha modo di individuare potenzialità, ma anche difficoltà sulle quali riflettere in sede di collettivo per poi rilanciare, riorganizzare e modificare l’ambiente di crescita, gioco ed apprendimento.

Si ringraziano le scuole dell’infanzia comunali per le foto, e i bambini per il lavoro creativo.

FONTE – Ufficio di Coordinamento psicopedagogico – Comune di Fano

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