Il pretesto e la meraviglia: l’inizio di un laboratorio di filosofia coi bambini (Parte II)

10533037_838874979457907_4752055034296140357_nSi diceva…tra i buoni ingredienti di una buona filosofia coi bambini vi è certamente il pretesto di partenza…clicca qui per leggere la prima parte.

Tutti i laboratori di filosofia coi bambini partono da pretesti, necessari per svincolarsi dalla realtà intesa in senso riduttivo come solo ciò che possiamo vedere e toccare, o dagli schemi usuali di ragionamento. Ciò non serve a produrre ragionamenti bizzarri e contorti ma solo ad avviare una ricerca più profonda che esplori le molteplici possibilità del pensiero e della realtà, specialmente per chi, come i bambini, è naturalmente predisposto alla scoperta e all’esplorazione di mondi.

Per citare un esempio: “Cos’è un cucchiaio?” recita il titolo e il pretesto iniziale di uno dei laboratori che il progetto cucchiaio2Fcb ha portato nelle classi (e in tantissime situazioni anche all’infuori delle scuole).
Ovviamente non è la risposta alla domanda ciò che ci interessa, tant’è che il laboratorio si può benissimo costruire attraverso pretesti simili che utilizzano altri oggetti di uso quotidiano.
In questo caso, va detto, il meccanismo emotivo che regola l’esplorazione e il ragionamento filosofico (infondo il “cos’è?” è una domanda tipicamente filosofica) è quasi invertito rispetto al percorso che va dalla meraviglia e dalla domanda provocatoria, alla ricerca di una certezza più salda. L’unica certezza, alla fine del laboratorio, è che quanto all’inizio pensavamo di sapere e poter dire con sicurezza, riguardo a cosa sia un cucchiaio, non ci è più così ben chiaro.

cucchiaioDurante il laboratorio, però, i bambini scoprono, o meglio, inventano tantissime possibilità e punti di vista per descrivere un oggetto ordinario: le sue qualità, le infinite forme possibili, i tanti colori, i più diversi modi di utilizzarlo, da quelli ben riconoscibili ai più virtuosi e creativi, le diverse parole per riferirsi a uno stesso oggetto, siano queste sinonimi, traduzioni, invenzioni gergali o fantasiose. Insomma il pretesto ha funzionato e ha innescato una serie di idee che finiscono per alimentarsi a vicenda all’interno di un gruppo di bambini, senza che alcuna assuma una posizione di rilievo rispetto alla altre, così da stimolare ulteriormente la ricerca e l’immaginazione.
Pensiero e linguaggio ne escono affinati e irrobustiti, non senza – e questa è una particolarità di solo alcuni dei laboratori di filosofia coi bambini – aver toccato anche un punto metafisico e filosofico importante.

Proverei a sintetizzarlo così, anche se questa è una riflessione filosofica che non coinvolge i bambini direttamente: abbiamo tanti modi di descrivere uno stesso oggetto; spesso la nostra definizione si appiglia a un significato puramente convenzionale o strumentale che è solo una possibilità tra le tante, tutte ugualmente plausibili e corrette. Quando pensiamo di avere una definizione certa, senza prima esserci interrogati a fondo e rischiando così di precluderci nuove scoperte, lì incominciano i problemi ed è bene provare a esercitare un salutare scetticismo di cartesiana memoria, anche se non proprio radicale.
Sono pochi i campi in cui possiamo stabilire delle definizioni universali e, quando ci è possibile, questo si fa solitamente a scapito della concretezza e della ricchezza del nostro universo di cose e significati (come nella matematica).
Alla fine dei tanti laboratori svolti tramite questo pretesto, una delle conclusioni avanzate dai bambini è stata “bhè, possiamo solo dire che il cucchiaio è questa cosa qui, quell’oggetto lì che possiamo indicare, questa cosa che ho ora nelle mani o che puoi trovare nel tal luogo in questo momento” (ad esempio, “in cucina nel primo cassetto della casa di Tizio al seguente indirizzo…”).
Una conclusione che può sembrare banale, ma non lo è affatto.

10259858_258604367660108_8548633113080129664_nI bambini, ignari del pretesto di partenza, sono giunti dopo un concreto lavoro di indagine, che è il cuore dell’allenamento filosofico, a comprendere quanto non fosse scontata la risposta alla domanda iniziale. Essi hanno anche scoperto che il qui, l’ora e il ciò che è più evidente, come il sé pensante di Cartesio o l’oggetto presente chiamato cucchiaio, è un punto di arrivo di una ricerca, non un dato di fatto.
Dopo aver modificato la prospettiva sulle cose ordinarie, alla luce delle tante possibilità e dei diversi punti di vista per descrivere un oggetto, si ha una nuova base di partenza, non una cartesiana certezza, bensì la voglia di esercitarsi per comprendere il mondo e le sue infinite sfaccettature.

Tommaso Panajoli – Filosofo coi Bambini


Tommaso_PanajoliTommaso Panajoli si è laureato in filosofia della scienza nel 2008 presso l’Università di Urbino. Vince una borsa di dottorato triennale presso il “Centro Internazionale di Storia delle Scienze e delle Università” del Dipartimento di filosofia dell’Università di Bologna dove, nel 2012, diventa dottore di ricerca discutendo una tesi sull’educazione scientifica, interessandosi al rapporto di questa con le discipline umanistiche.
Attualmente collabora con il Dipartimento di “Scienze di base e Fondamenti” dell’Università di Urbino, continuando le sue ricerche tra filosofia, scienze ed educazione.
Dall’inizio del 2015 è anche animatore scientifico presso il Museo Villa del Balì, museo con cui sta costruendo una collaborazione anche a fini di divulgazione e ricerca.
Entusiasta della possibilità di lavorare tra ricerca, scuola e mondo della cultura tout court, ha deciso così di apprendere il metodo di filosofiacoibambini quale esempio di strumento innovativo per fronteggiare le sfide e i cambiamenti del mondo dell’educazione.


FilosofiacoibambiniFilosofia coi bambini vede la luce nel 2008 a Pesaro sotto forma di Centro di ricerca artistica e filosofica per la progettazione di laboratori originali e d’avanguardia per bambini, al confine tra didattica dell’arte e filosofia. Dopo tre anni inizia la fase sperimentale che diventa il progetto di dottorato universitario in Scienze della Complessità del dott. Carlo Maria Cirino, presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Nel 2015 nasce Filosofia Coi Bambini – Italia, l’associazione culturale che già vanta importanti risultati e riconoscimenti: 37 scuole raggiunte per un totale di 130 classi e circa 3000 bambini coinvolti; la partecipazione a grandi festival quali Popsophia, Filosofie del Contemporaneo, PordenoneLegge e la Fiera del Libro di Torino; la pubblicazione dei primi due volumi della collana Piccoli Saggi, interamente dedicata al progetto da Safarà Editore; 40.000 visite del sito ufficiale da 40 paesi del mondo, 25.000 like sulla pagina FB, 500 follower su Twitter, nonché oltre 50.000 contatti a seguito dell’articolo apparso sul Corriere della Sera.

Dal settembre 2014 ben ventisette classi delle scuole pilota che hanno adottato il progetto di sperimentazione filosofica secondo il metodo Fcb hanno inserito all’interno dell’orario scolastico un’ora di filosofia a settimana: si tratta di laboratori, strutturati secondo una precisa metodologia, che hanno come obiettivo lo sviluppo di forme autentiche di conoscenza e pensiero nel bambino, e che intendono potenziare l’attenzione, la concentrazione, la memoria, la capacità di scegliere e risolvere problemi e il linguaggio. Filosofia Coi Bambini svolge i suoi laboratori anche in librerie, associazioni, biblioteche, musei, e non solo nella provincia, ma da Mantova a Viterbo, Novara, Molfetta, Ostuni, La Maddalena, Loreto, Lecce, Piacenza, fino alla scuola italiana Marco Polo ad Istanbul, all’interno del Consolato Generale d’Italia.

Per ulteriori informazioni visita il sito ufficiale www.filosofiacoibambini.net o scrivi all’indirizzo filosofiacoibambini@gmail.com.

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