L’incontro naturale

lente1art3Qual è la differenza tra una corteccia d’albero ed una corteccia d’albero con accanto un bambino?

La scoperta.

L’opera d’arte che ne scaturisce è fatta di pura meraviglia.

Il lavoro di osservazione, analisi, definizione, pensiero che i bambini compiono quando hanno la possibilità di esplorare autonomamente gli spazi  e gli elementi naturali sono così ricchi che il compito di selezione documentativa dell’educatore diventa addirittura difficile.

Perchè fuori? E perchè offrire ai bambini materiali naturali?

Potremmo riassumere dicendo che “il mondo esterno senza bambini diventa sempre più pericoloso per il bambino” (“L’educazione naturale nei servizi e nelle scuole dell’infanzia”, Edizioni Junior).

L’intento nel quale ci impegniamo con educatrici ed insegnanti è quello di offrire ai bambini e alle bambine luoghi e materiali destrutturati, ricchi e densi di possibilità osservative ed interpretative, capaci di trasformarsi e di plasmarsi grazie alla loro abilità fantasmatica e manipolativa.

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Vi basti dunque pensare ad un giardino, anche molto semplice, di una scuola, di una casa, di un parco pubblico, per comprendere quante sono le variabili che intervengono a renderlo perfetto campo educativo.

E non ci riferiamo al mutare delle stagioni, che spesso si osserva dalla finestra della scuola e si annota in una linea temporale costruita stereotipando le variabili, e controllandole. Ci riferiamo piuttosto alla ricchezza esplorativa che contiene in sé ogni singolo elemento che i bambini possono incontrare fuori: dai colori del cielo alle tipologie di corteccia, dalla quantità di animali di diversa forma, misura, grandezza, alle sfumature di una foglia….

Inoltre uscire, muoversi in un terreno mai uguale, complesso perché fatto di materiali differenti, altezze e discese, ostacoli, permette di acquisire, sviluppandola e affinandola, una conoscenza del proprio corpo, delle proprie capacità e dell’ambiente che in uno spazio interno, controllato e limitato non sarebbero possibili. Il bambino che per raggiungere una foglia deve attraversare un giardino d’erba, evitando inciampi e buche, salendo su una montagnetta di terra, che deve coprirsi se freddo e mantenersi sull’obiettivo (raggiungere la foglia) sta compiendo un esercizio che lo impegna in modo assai complesso sia fisicamente che psicologicamente.

Anche solo volendo riassumervi quanto si sta mettendo in gioco in un breve momento come quello descritto, dovremmo approfondire concetti quali:

  • attenzione focalizzata (sulla foglia – che si ripete poi in classe al momento di concentrarsi sul compito)
  • attenzione involontaria (sull’ambiente “che si deve attraversare” – che permette acquisizioni sul proprio corpo e sulle caratteristiche dello spazio circostante)
  • capacità di adattarsi e riadattarsi al cambiamento (fondamentale allo sviluppo della resilienza)
  • piacere nell’utilizzo del corpo, con integrazione tra mente e corpo in armonia con l’ambiente (fondamenti per uno sviluppo psicofisico sano e per una capacità di contestualizzazione e socializzazione)
  • incontro con i propri limiti e potenzialità
  • incontro con le sfumature del mondo
  • senso di autonomia e responsabilità
  • creatività e pensiero divergente
  • …..

Studi di pediatri e neuropsicologi, oltre che le chiarissime indicazioni dell’ OMG, dimostrano, per rispondere anche alle preoccupazioni sulla salute, che stare fuori è salutare per tutti: rafforza le difese immunitarie e la capacità dell’organismo di rispondere alle stimolazioni (anche batteriche) dell’ambiente, oltre al fatto che in un ambiente chiuso è molto più facile la proliferazione batterica e quindi il contagio.

Per approfondire → http://www.bambinienatura.it/2015/09/05/fuori/finaleart3

Il “dentro” diventa poi magico…quando i bambini raccolgono, scelgono e portano dentro gli spazi-scuola i materiali individuati fuori.

Si racconta e ci si  racconta, si rielabora dando definizione e senso alle esperienze, con la possibilità di tradurle anche in acquisizioni scientifiche, emotive, personali e collettive.

Non dimentichiamo mai il ruolo fondamentale dell’insegnante/educatore che raccoglie e documenta le esperienze e che le arricchisce offrendo la possibilità ai bambini di esprimere anche con altri linguaggi quanto vissuto: …con carta, forbici, colla, colori, albi illustrati….

FONTE – Ufficio coordinamento psicopedagogico – Comune di Fano

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