Universi Sonori – La memoria sonora della vita intrauterina

memoriavitaintrauterinaUn quesito mi viene spesso presentato dai genitori che frequentano gli incontri di musica e canto prenatale: il neonato ricorderà il vissuto sonoro intrauterino? E se sì, quali suoni, frequenze, linee melodiche vengono più facilmente ricordati?

Per far conoscere la memoria sonora del neonato riporto una serie di studi davvero interessanti condotti negli ultimi anni rispetto all’esplorazione cognitiva e mnemonica del neonato che come bagaglio di informazioni porta tutto il mondo acquatico del suo vissuto.

Nel 1991 Peter Hepper, sfruttando il fatto che alcune madri avevano guardato una serie televisiva durante la gravidanza, e che quindi il feto aveva ascoltato la sigla musicale iniziale e finale centinaia di volte, escogitò una sorta di test: propose alle neo mamme e ai rispettivi neonati, tra il secondo e il quarto giorno dopo la nascita, di ascoltare la sigla di riferimento monitorando la frequenza cardiaca del nascituro. Stando ai risultati, in presenza del motivetto conosciuto, i neonati hanno mostrato una notevole diminuzione del battito cardiaco, con un rilassamento generale del tono muscolare e un allungamento dei tempi di suzione durante l’allattamento. Questi stessi neonati non hanno mostrato nessuna delle caratteristiche illustrate con l’ascolto di una nuova musica mai ascoltata durante la fase gestazionale.

Un altro dato interessante che si presenta da questo singolare studio è il periodo d’ascolto della sigla televisiva e la sua memorizzazione da parte dei giovani fruitori; tutti quei neonati che avevano potuto ascoltare il motivetto durante l’ultimo trimestre di gravidanza hanno presentato le reazioni sopra descritte, mentre quei neonati le cui madri hanno guardato la serie solamente durante il primo trimestre non sembrano aver mostrato le stesse reazioni.

Come precedentemente scritto, l’ultimo trimestre di gestazione, identificabile con il concetto di trimestre “reattivo”, è sicuramente il momento in cui il feto fa proprio il mondo sonoro che gli viene proposto e che con maggior probabilità ricorderà in fase neonatale. fetoascolto
Questo non significa che prima del settimo mese il feto non presenti un vissuto sonoro riconosciuto, ma è come se durante l’ultimo trimestre le possibilità di memorizzazione del feto si presentino consolidate.

Tutti noi sappiamo che le serie televisive hanno delle caratteristiche precise: sono giornaliere, di breve durata, ripetitive e soprattutto hanno delle sigle semplici per struttura e sonorità, capaci di diventare dei “tormentoni” pronti a eludere il tempo che passa. Una su tutte per far capire bene che cosa si intende è la sigla di “Beautiful”, 30 anni di jingle che noi tutti sappiamo cantare e, se non proprio cantare, almeno rievocare perché è ormai inscritta nella nostra memoria collettiva.
Inoltre su 15 minuti di girato, l’inizio e la fine sono dedicati al jingle, che è la carta d’identità, il vero brand di ogni serie che si rispetti, ciò che identifica lo spazio dedicato alla sua visione e per questo le melodie sono chiare, ripetitive e brevi, spiccate e cantabili, tutte caratteristiche che facilitano la memorizzazione sonora nell’adulto ma anche nel feto in ascolto.

Dallo studio sopra citato si possono trarre numerose informazioni rispetto allo sviluppo cognitivo del feto almeno nell’ultimo trimestre e sulle competenze del neonato già dai primi giorni di vita, aprendo la strada a delle conoscenze nuove e a nuovi modi di pensare a questa fase dell’esistere.
Da un punto di vista di competenze prettamente musicali, il neonato si mostra assai più competente di quanto si pensasse tempo fa.

Altre ricerche (Trehub, Thorpe, Morrongiello, 1987) portano alla luce aspetti proprio legati alla musicalità del neonato; approfondiremo strada facendo questi interessanti aspetti insiti nell’individuo, perché necessitano di uno spazio proprio, ma vorrei comunque riportare in estrema sintesi le caratteristiche principali della musicalità neonatale che via via esploreremo:

• astrazione musicale
• percezione dell’altezza delle note
• strutture temporali
• cambiamenti ritmici
• cambiamenti timbrici
• intensità e dinamica

Curiosità finale
Un’interessante studio del 1986, condotto da Spence e De Casper mette in luce la discriminazione del feto e del neonato rispetto a quella che si può chiamare prosodia e che racchiude in sè il tono della voce, l’andamento generale del parlato, il ritmo, l’accentazione, le pause del parlato, l’intensità e la melodizzazione…tutte caratteristiche del linguaggio sul piano ritmico e melodico che definiscono come un neonato abbia già la spinta a seguire quel parlato che presenta le caratteristiche tipiche del proprio mondo vocale e prosodico, generalmente definito a grandi linee dagli andamenti dialettali.
Si potrebbe dire che un neonato napoletano sa se sta in braccio ad un altro conterraneo oppure se la mamma lo ha dato in mano allo zio milanese!

Elisa Ridolfi

Per leggere gli altri articoli di Universi Sonori, vai alla pagina dedicata della rubrica. Se hai domande o curiosità da rivolgere ad Elisa, scrivi a info@fanoperbambini.it.


Elisa_RidolfiElisa Ridolfi è psicologa, musico-terapeuta, cantante e mamma di 2 bimbe. Dal 1999 si occupa della divulgazione in Italia del Fado portoghese ed ha collaborato con Lucio Dalla, Eugenio Finardi, Peppe Servillo, Francesco Di Giacomo (voce del Banco del Mutuo Soccorso), Enzo Gragnaniello, Fausto Cigliano, Marco Poeta, Musicultura…e a livello internazionale con Ana Moura, Jorge Fernando, Riccardo Ribeiro, Ana Sofia Varela, Antonio Chainho, Argentina Santos etc…Da sempre sperimentatrice vocale studia, grazie agli ultimi anni vissuti tra gravidanze e post-parto e al diploma conseguito all’università di Bruxelles in musicoterapia, il magico mondo della musica e del canto prenatale e primi mesi.

Dillo ai tuoi amici Share on FacebookPrint this pageEmail this to someone


ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER