Universi Sonori – Sentire…e ascoltare

orecchiobambinoIntorno al quinto mese di gravidanza si struttura l’ascolto propriamente conosciuto grazie allo sviluppo del sistema uditivo. Il feto ora non sente più solo con la pelle, ma è in grado di decodificare le onde sonore e tradurle in suono così come lo intendiamo.
Difficile immaginarsi che cosa questa conquista possa promuovere nel feto, che enorme salto di qualità…il suono non vive solamente a livello corporeo/epidermico, ma entra nel feto che ora è in grado di decodificarlo, di leggerlo, di farlo suo, di riconoscerlo.

In Musicoterapia prenatale, il quinto-sesto-settimo mese sono identificati come il periodo recettivo, la vera fase del feto in ascolto.
Utile distinguere tra sentire e ascoltare: il feto a questo punto della gravidanza sicuramente sente ma, cosa non ovvia e per questo sorprendente e utile da conoscere, soprattutto ascolta. Che cosa ascolta e come, che cosa tutti noi abbiamo ascoltato e come?

Il primo stimolo sonoro è il ritmo caldo, costante e sempre presente, giorno e notte, giorni e notti del cuore della mamma.
Un ritmo, il feto vive dentro un ritmo, a bagno per mesi, rispondendo percettivamente solamente a quello che arriva come suono ed il cuore è sempre lì, vicino, consolatorio, conosciuto.
Un altro ritmo costante, scandito anche da un vero e proprio movimento fisico del feto ad ogni inspiro/espiro è il respiro materno, anch’esso presente giorno e notte, capace di promuovere un movimento ondulatorio proprio per la natura del meccanismo del respiro umano, che, attivando tutto il sistema sospensorio, promuove il movimento di gran parte del corpo, muovendo madre e feto.

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Ma l’habitat sonoro del feto è ben più ricco. Dalla sua posizione interna e inglobata all’interno di un corpo vivo, il bambino sente tutto quel mondo fisiologico che notte e giorno, a cicli giornalieri, si presenta sotto varie forme: i suoni dello stomaco, delle viscere, dell’intestino, quando si ha fame, quando si sta mangiando o si sta digerendo…il feto ascolta e impara a riconoscere e nel tempo a prevedere i suoni che arriveranno, anche se mutati nell’arco della giornata, beneficiando della mamma da una prospettiva speciale, vitale, concessa solamente a lui. E’ stato per mesi laddove nessuno entrerà mai e riporta la sua esperienza attraverso il ricordo di quel mondo sonoro.

In questa prospettiva pensiamo alla conoscenza straordinaria che il feto ha della voce materna.
Della voce materna vorrei parlare in modo dedicato in un altro appuntamento settimanale. Qui mi limito a riportare l’aspetto che più di tutti cattura l’attenzione: il volume con cui il feto ascolta voce e cuore. Si potrebbe pensare che l’ascolto sia lontano e protetto, vista la presenza del liquido amniotico. Grazie all’uso di tecnologie di indagine sempre più raffinate e a modalità di ricerca che “poggiano sulle spalle dei giganti”, si è arrivati a decodificare il volume d’ascolto del feto che è stato definito intorno agli 80 Decibel. Per i meno esperti può essere utile sapere che la musica in discoteca si aggira sui 110 Decibel.
Il cuore in particolare e la voce materna sono ascoltati a volumi notevoli, essendo le fonti di emissione sonora fisicamente vicinissime al feto, ed essendo suoni interni oltre che esterni, come nel caso della voce materna.
Queste conoscenze aprono la strada a modalità diverse di gestire la vocalità in gravidanza, nel suo potenziale positivo (relazione con il feto, partecipazione del babbo, contatto emotivo, contenimento emotivo etc..) ed anche in quello negativo (evitare di gridare, gestire la voce con più consapevolezza anche in chi fa lavori che pretendono certi volumi vocali come insegnanti, educatori, cantanti, etc..).

Una breve riflessione in chiusura. L’orecchio comincia a formarsi nel feto già dal quaranta-cinquantesimo giorno di gravidanza, in anticipo di sette mesi e mezzo sull’occhio. Ma nella nostra società, dopo la nascita, l’udito è spesso trascurato e l’attenzione si concentra in maniera pressochè esclusiva sulla vista.

Viviamo in una società prevalentemente basata sulle immagini. Fin dall’infanzia si stimola nel bambino la consapevolezza di ciò che vede, non di ciò che sente.
Quando gli si insegna come attraversare la strada, gli si dice di guardare bene a destra e a sinistra per essere sicuro che non arrivino auto, ma non necessariamente di ascoltare il suono di un veicolo che si avvicina. In altre parole facciamo più affidamento sulla vista come mezzo di sopravvivenza. Intanto, il mancato uso dell’orecchio porta ad un ulteriore impoverimento del nostro senso dell’udito, inducendoci a udire senza ascoltare, mentre arriviamo su questo pianeta con una immensa capacità di ascolto che andrebbe sostenuta, ampliata e conosciuta.

Elisa Ridolfi

Per leggere gli altri articoli di Universi Sonori, vai alla pagina dedicata della rubrica. Se hai domande o curiosità da rivolgere ad Elisa, scrivi a info@fanoperbambini.it.


Elisa_RidolfiElisa Ridolfi è psicologa, musico-terapeuta, cantante e mamma di 2 bimbe. Dal 1999 si occupa della divulgazione in Italia del Fado portoghese ed ha collaborato con Lucio Dalla, Eugenio Finardi, Peppe Servillo, Francesco Di Giacomo (voce del Banco del Mutuo Soccorso), Enzo Gragnaniello, Fausto Cigliano, Marco Poeta, Musicultura…e a livello internazionale con Ana Moura, Jorge Fernando, Riccardo Ribeiro, Ana Sofia Varela, Antonio Chainho, Argentina Santos etc…Da sempre sperimentatrice vocale studia, grazie agli ultimi anni vissuti tra gravidanze e post-parto e al diploma conseguito all’università di Bruxelles in musicoterapia, il magico mondo della musica e del canto prenatale e primi mesi.

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